Nel panorama industriale attuale, gli audit secondo la Direttiva PED 2014/68/UE e la EN ISO 1090 rappresentano non solo “controlli formali”, ma verifiche che attestano la capacità dell’azienda di garantire sicurezza, tracciabilità, qualità dei materiali e conformità ai requisiti essenziali.
Tuttavia, emergono spesso non conformità ricorrenti, sintomo di processi non pienamente maturi o insufficientemente strutturati.
Di seguito una panoramica degli errori più frequenti e delle azioni preventive consigliate.
1. Documentazione tecnica incompleta o incoerente
Uno dei problemi più diffusi riguarda la mancata corrispondenza tra documentazione progettuale, procedure interne e processi realmente applicati. In particolare: fascicoli tecnici PED incompleti, WPS/WPQR non aggiornati, registri strumenti e qualifiche del personale scadute.
Buona pratica: centralizzare la documentazione in sistemi controllati, automatizzare notifiche di scadenza e adottare procedure di document control rigorose.
2. Tracciabilità dei materiali carente
Sia PED che ISO 1090 richiedono una tracciabilità completa: dal materiale in ingresso al prodotto finito.
Spesso accade che le marcature sia mancanti o poco leggibili, che i certificati non risultino coerenti con i materiali utilizzati o che la separazione fisica dei lotti non sia adeguata.
Buona pratica: utilizzare etichette resistenti, sistemi digitali di tracking e un layout di magazzino pensato per prevenire la commistione dei materiali.
3. WPS/WPQR non aggiornati o non applicati correttamente
La saldatura è un punto sensibile in entrambe le normative.
Gli audit rivelano spesso discrepanze tra quanto dichiarato nei documenti e quanto avviene in officina: WPS non derivati da WPQR validi, saldatori non qualificati, parametri di saldatura non registrati o non controllati e mancanza di supervisione del welding coordinator.
Buona pratica: fare audit interni periodici sui processi di saldatura e mantenere sempre aggiornata la matrice di qualifica del personale.
4. Controlli qualità insufficienti
Molte non conformità derivano da controlli insufficienti o poco documentati. Spesso i piani di controllo non vengono applicati correttamente, i criteri di accettazione non sono chiari e le verifiche dimensionali, visive o NDT non vengono registrate in modo sistematico.
Buona pratica: definire piani di controllo chiari, garantire che gli operatori siano adeguatamente formati e prevedere audit di processo settimanali.
5. Valutazione del rischio PED non adeguata
Un errore frequente consiste nel considerare l’analisi dei rischi come un semplice documento da archiviare, anziché uno strumento operativo e dinamico. Spesso le valutazioni risultano generiche, non aggiornate o poco collegate ai requisiti essenziali della Direttiva PED, e le misure di mitigazione individuate non vengono applicate concretamente in officina.
Buona pratica: aggiornare l’analisi dei rischi a ogni modifica significativa del prodotto o processo e integrarla direttamente nei processi di progettazione e pianificazione.
6. Inadeguata gestione dei fornitori e dei subappaltatori
Molti processi critici, come la saldatura, le prove o la fornitura dei materiali, sono spesso affidati a fornitori esterni. Un problema comune è che questi partner non vengano adeguatamente esaminati e qualificati.
Buona pratica: implementare un processo strutturato di qualifica fornitori, con criteri tecnici basati su certificazioni, storico qualità e indicatori di performance.
7. Carenza di formazione e consapevolezza del personale
Anche le procedure più corrette possono risultare inefficaci se il personale operativo non le conosce a fondo o non comprende appieno i requisiti normativi. È frequente riscontrare formazione non documentata, aggiornamenti normativi non comunicati e scarsa familiarità con gli standard PED e ISO 1090 in officina.
Buona pratica: promuovere programmi formativi periodici, toolbox meeting tecnici e sessioni di refresh pre-audit.
In conclusione, gli audit PED e ISO 1090 mettono alla prova la solidità tecnica e organizzativa di un’azienda. Spesso, le non conformità riscontrate non derivano da problemi strettamente produttivi, ma da lacune nei sistemi di gestione e nei processi interni.
Investire in documentazione, tracciabilità, competenze tecniche, audit interni e qualificazione dei fornitori permette non solo di superare l’audit, ma anche di aumentare efficienza, sicurezza e qualità dei prodotti.

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