Il Controllo Non Distruttivo mediante ultrasuoni (UT – Ultrasonic Testing) è una delle tecniche più diffuse per l’ispezione di materiali e giunti saldati. Si basa sull’emissione di onde ultrasoniche ad alta frequenza che si propagano all’interno del materiale e vengono riflesse da discontinuità, permettendo di identificare difetti interni senza alterare il componente testato.
Un elemento cruciale per l’efficacia di un’ispezione UT è la sensibilità impostata sullo strumento: un parametro che determina quali segnali vengono rilevati e interpretati. Scegliere correttamente il livello di sensibilità significa bilanciare la capacità di individuare difetti reali con la necessità di evitare falsi allarmi. Una scelta errata può compromettere la qualità dell’esame o portare a risultati non coerenti con gli standard richiesti.
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Cos’è la sensibilità negli esami UT
La sensibilità in un controllo UT indica la capacità dello strumento di “ascoltare” e visualizzare echi di ritorno generati da riflessioni delle onde ultrasoniche su discontinuità interne. In pratica, regola quanto debole può essere un segnale affinché venga visualizzato e considerato durante l’interpretazione dei dati.
Un’impostazione troppo bassa potrebbe far perdere segnali di difetti importanti; troppo alta potrebbe portare alla visualizzazione di rumore o echi non significativi, complicando l’analisi.
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Fattori per scegliere il livello di sensibilità
1. Standard di riferimento e criteri di accettazione
La scelta della sensibilità deve allinearsi ai criteri di accettazione definiti dalle norme di riferimento adottate per l’ispezione UT (es. ISO 17640, ASME V, EN 13588).
Le normative stabiliscono:
- Dimensioni minime di difetto rilevabili;
- Criteri di calibrazione (p. es. riferimento ai livelli di ECO o DAC);
- Requisiti di interfaccia trasduttore/materiale.
Un livello di sensibilità non coerente con questi criteri può portare a risultati non accettabili in sede di audit o di certificazione.
2. Tipologia di materiale
Il tipo di materiale (acciai, leghe leggere, compositi) e le sue condizioni superficiali/interni influenzano la scelta:
- Acciai a grana fine: tipicamente offrono un buon trasporto del segnale ultrasonoro; quindi, possono richiedere livelli di sensibilità moderati.
- Materiali a grana grossa o eterogenei (ad es. acciai ad alta resistenza, fusioni): tendono a creare scattering e attenuazione del segnale → richiedono tarature di sensibilità più attente e spesso più elevate.
- Presenza di strutture complesse o riflessioni multiple: esige test preliminari per definire soglie adeguate.
È fondamentale eseguire verifiche preliminari su provini o referenze, in modo da correlare sensibilità UT e condizioni reali del materiale ispezionato.
3. Geometria del componente e accessibilità
Componenti con geometrie complesse (curvature forti, cambi di sezione, spigoli) possono generare eco geometrici che complicano l’interpretazione del segnale UT. In questi casi:
- la sensibilità deve essere impostata considerando la gestione degli echi geometrici;
- si può adottare una combinazione di angoli e frequenze per migliorare discriminazione tra riflessioni difettose e echi strumentali;
- spesso si richiede l’uso di trasduttori specifici (ad es. a diverso angolo o bandwidth).
Questo aspetto è cruciale soprattutto su giunti saldati o superfici con irregolarità.
4. Obiettivo dell’ispezione
La destinazione d’uso dell’esame influisce sul livello di sensibilità:
- Rilevare difetti critici di piccola dimensione → maggiore sensibilità
- Monitoraggio di macrodiscontinuità → sensibilità inferiore e più robusta.
In entrambi i casi, l’obiettivo è assicurarsi che la sensibilità sia sufficiente per individuare i difetti rilevanti senza generare eccessivo rumore di fondo.
5. Uso di blocchi di calibrazione
La calibrazione iniziale dello strumento UT avviene spesso utilizzando blocchi di calibrazione con discontinuità note. Questi consentono di adattare la sensibilità in modo che le riflessioni dai difetti artificiali corrispondano ai valori attesi, garantendo che segnali reali simili vengano correttamente interpretati.
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La calibrazione come prerequisito per la sensibilità
La determinazione del livello di sensibilità non è un valore arbitrario ma deriva da una calibrazione strutturata dello strumento, che considera:
- Ampiezza del segnale di riferimento;
- Distanza di riferimento;
- Condizioni operative come temperatura e accoppiamento tra trasduttore e materiale.
Questa fase preliminare è essenziale per ottenere risultati consistenti e confrontabili nel tempo, oltre a garantire che l’ispezione sia ripetibile e tracciabile.
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Impatto di una scelta inadeguata
Una sensibilità impostata in modo errato può avere conseguenze significative:
- Sottovalutare difetti reali, rischiando di non rilevare criticità strutturali;
- Generare falsi positivi, aumentando tempi di ispezione e costi di verifica;
- Compromettere la conformità alle procedure di controllo UT e agli standard tecnici applicabili.
Per questo motivo, la definizione del livello di sensibilità deve essere parte integrante di una procedura UT formalizzata, documentata e validata.
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Nell’ambito dei controlli non distruttivi, la scelta del corretto livello di sensibilità negli esami UT è un elemento chiave per garantire l’affidabilità, la ripetibilità e la conformità dell’ispezione. La sensibilità non è un parametro da impostare “a occhio”: è il risultato di un processo di valutazione tecnica basato su standard normativi, caratteristiche materiali, calibrature oggettive e obiettivi di controllo chiari.

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